Vilmar nacque a Caçu, un centro medio-piccolo nella regione ovest dello stato del Goiás. I suoi genitori, Osorio (morto nel 2006) e Olivina,  sono persone semplici e povere che vivono in una piccola proprietà, sulle sponde del Rio Claro, a circa 18 km da Caçu.
Vilmar era figlio di questa terra che tanto ha amato. Ha amato gli umili, gli oppressi, fino al dono della sua vita. Abitava a Caçu nella casa parrocchiale insieme a p. Tino, Maria Ausilia e la piccola Solange. In parrocchia aiutava nella catechesi, liturgia e coordinava varie attività pastorali.
Ma per non pesare sul bilancio parrocchiale, offriva la sua collaborazione gratuitamente e per le sue necessità, usava parte del piccolo stipendio che guadagnava come maestro in una scuola elementare rurale. Col restante aiutava i suoi genitori e persone bisognose
Ogni mattina, molto presto, a piedi si incamminava verso la sua scuola, nella località Matinha e rientrava in casa dopo pranzo.
Già ai tempi di p. Daniel McCarthy e dopo con p. Tino e Maria Ausilia, Vilmar si preoccupava nel formare piccole comunità rurali all'interno del municipio di Caçu e, oltre il fiume Rio Claro, nel municipio di Cachoeira Alta.
Aiutava anche in altre parrocchie vicine, sempre nella formazione delle lideranze religiose. Inoltre si interessava della vita dei piccoli proprietari terrieri, provenendo lui stesso da una famiglia tipica delle campagne.
In paese, cioè a Caçu, era ministro dell'Eucarestia e aiutava nelle celebrazioni. Spesse volte lui stesso, con l'amico Divino Eterno, suo coetaneo, presiedeva il culto domenicale nelle cappelle che non avevano la messa, in quanto p. Tino celebrava in altre località.
Aveva avuto anche una breve esperienza di seminario con i padri Stigmatini, in Goiânia. Ma rientrò a Caçu.  Nel suo cuore maturava certo una vocazione speciale, forse alla vita religiosa, forse al sacerdozio, forse all'impegno laico nelle comunità cristiane. Ma la convivenza con lui fu troppo breve per capire esattamente dove il Signore lo stava chiamando.
A Caçu si interessò delle lavandaie, cercando di organizzarle in una associazione, tipo piccolo sindacato. Erano povere donne che lavavano e stiravano per le famiglie più ricche, ma le paghe erano sempre misere. Sensibile a queste ingiustizie, Vilmar trovava il tempo per visitare le famiglie e trovare con loro una soluzione più degna.
Un altro aspetto particolare era il suo amore all'uomo della terra, i piccoli contadini, accerchiati dalle grandi proprietà. Anni addietro, una suora americana, ma dal cognome italiano, Bellini, aveva formato un sindacato per i braccianti della terra. E Vilmar pensò di riorganizzare il sindacato. E qui cominciarono i "guai". Era il tempo della nascita dell'UDR, una prepotente organizzazione dei latifondisti.
Nessuno riuscirà a cancellare dalla mia mente queste immagini; il suo sangue sparso sulla terra rossa, rimase per settimane, nonostante le piogge, a ricordo di una vita innocente sacrificata anzi tempo per l'ingordigia di coloro che si credono i signori della terra.
L'unica ferita nel corpo di Vilmar é un buco sull'orecchio destro, dove, con lacrime di dolore, infilai del cotone con delle lunghe forbici per  fermare il sangue che per due giorni continuava ad uscire.
Mia sorella mi aveva mandato delle lenzuola nuove dall'Italia: avvolsi il corpo di Vilmar prima di adagiarlo nella tomba.
Dopo varie inchieste, la polizia non risolse niente; gli stessi genitori chiesero di non continuare con le indagini.
Il giorno del 23 ottobre, la polizia chiama p. Tino alle 7 del mattino per riconoscere il corpo di Vilmar, "trovato morto" vicino all'asfalto, non lontano dalla scuola dove insegnava.
Dopo i funerali, alcuni amici, cominciarono a raccontare qualche "confidenza segreta" che Vilmar aveva loro fatto: "mi stanno minacciando di morte". P. Tino aveva percepito nei mesi precedenti che Vilmar era nervoso quando rispondeva al telefono. Ma per non preoccuparlo diceva sempre: "stupidate... é qualcuno che ha voglia di perdere tempo al telefono..., non preoccuparti". Alla vigilia della sua morte violenta, in casa avevamo fatto degli spaghetti. Erano presenti le suore Patricia e Maura, americane, Divino Eterno e Vilmar, oltre a Maria Ausilia e p. Tino. E Vilmar aveva scherzato molto col pappagallo verde che un altro amico aveva regalato a Maria Ausilia. Nessuno avrebbe immaginato che la sua vita terminasse la mattina dopo, prima dell'alba.
Nel mese di maggio, nella regione nord del Goiás, confinante col Pará ed il Maranhão, chiamata Bico do Papagaio, dopo varie minacce, moriva assassinato da un pistoleiro il p. Josimo Tavares. Vilmar rimase molto scosso. Già l'anno precedente, il 24 luglio 1985 veniva assassinato in Rondônia il p. Ezechiele Ramin, amico di p. Tino. Queste morti, così violente e gratuite rimasero scolpite nei nostri cuori. Anche a distanza di anni, non si possono dimenticare.
Vilmar ammirava molto p. Josimo per il suo coraggio nel difendere i piccoli dai soprusi dei latifondisti. E sempre dopo la sua morte, altri amici raccontavano che desiderava tanto partecipare alla Romaria dei Martiri nel santuario di Trindade. E vi participò.
Questo cartellone con la scritta I MARTIRI DELLA CAMMINATA FECONDANO LA NOSTRA TERRA, fu da lui stesso disegnato ed usato in una grande celebrazione che facemmo nella comunità Barreiro. Grande, nel senso, che durò tutta la giornata. Vilmar cercava di spiegare alle persone il perché queste morti violente succedevano. Era indignato contro le violenze dei latifondisti che pagavano i "pistoleiros" per eliminare qualsiasi persona che si opponeva alle loro bramosie e impunità. Sindacalisti, sacerdoti, suore, vescovi, laici, ogni categoria di persone aveva un prezzo. Ed in quegli anni della famigerata UDR molte persone furono uccise.

"Chi crede in me, anche se morto vivrà"

Tu hai creduto alla Vita, Vilmar, e non hai avuto paura ad offrirla per i tuoi fratelli. Per questo adesso vivi per sempre nel ricordo di noi tutti, nella lotta dei piccoli, nel profumo della tua terra, nel cuore di chi ti ama.

Hai creduto alla dignità delle lavandaie, dei contadini, dei bambini e degli umili; hai creduto nel Cristo che come te ha allargato le braccia per accogliere tutti.

Tu vivi per sempre!